martedì 10 aprile 2018

La trilogia di New York di Paul Auster | Recensione


Trilogia di New York
di Paul Auster 

Editore: Einaudi
Pagine: 314

Pubblicati tra il 1985 e il 1987, i tre romanzi che compongono questa "Trilogia" sono raffinate detective stories in cui le strade di New York fanno da cornice e palcoscenico a una profonda inquietudine esistenziale. "Città di vetro" è la storia di uno scrittore di gialli che "accetta" l'errore del caso e fingendosi un'altra persona cerca di risolvere un mistero. "Fantasmi" narra la vicenda di un detective privato che viene assoldato per tenere sotto controllo una persona, ma a poco a poco i due ruoli si scambiano e colui che doveva spiare diventa colui che viene spiato. "La stanza chiusa" racconta di uno scrittore che abbandona la vita pubblica e cerca di distruggere le copie della sua ultima opera.

Recensione

Sono passati quasi due mesi da quando ho terminato la lettura de La trilogia di New York di Paul Auster, autore che, soprattutto dopo l'uscita del suo ultimo libro, 4321, mi incuriosiva particolarmente. L'occasione per scoprirlo si è presentata con il gruppo di lettura LiberTiamo
"New York era un luogo inesauribile, un labirinto di passi senza fine: e per quanto la esplorasse, arrivando a conoscerne a fondo strade e quartieri, la città lo lasciava sempre con la sensazione di essersi perduto. Perduto non solo nella città, ma anche dentro di sé."
Le parole nelle primissime pagine del libro esprimo la sensazione che si diffonde nel lettore leggendo, pagina dopo pagina. Pur essendo conclusivi, i racconti sono infatti accomunati dalla città che, non solo fa da sfondo, ma diventa vera e propria protagonista. La vastità di New York riesce a dare l'idea dell'incertezza, della perplessità e dell'imprevedibilità caratteristiche della narrazione.
Dimentichiamoci delle luci e dei colori della Grande Mela e diamo spazio all'oscurità, alle zone più buie della città che diventano rappresentazioni delle tenebre della mente umana.




La trilogia racchiude tre racconti scritti tra il 1985 e il 1987: Città di vetro, Fantasmi e La stanza chiusa.
Nel primo romanzo il protagonista è Daniel Quinn che, nel pieno della notte, viene scambiato per il detective "Paul Auster" e così, quasi per gioco, decide di fingersi detective. Non tarda molto a scoprire che c'è poco da scherzare. In Fantasmi l'investigatore è Blue, assunto da White per sorvegliare un uomo, Black. In un confuso gioco tra pedinatori e pedinati.
Nel terzo, invece, il protagonista è uno scrittore in crisi, l'occasione gli viene offerta da Fanshawe, suo migliore amico che però, risulta scomparso.

Questi sono solo dei piccolissimi accenni a quello che si nasconde dietro ai tre romanzi brevi. Ho voluto avvicinarmi al libro quasi completamente al buio ed è per questo che trovo curioso (o almeno spero) non rivelare nient'altro. D'altronde, gli incastri della storia sono talmente ben invischiati che non si riesce a non giungere facilmente alla fine. Storia dopo storia ci si può rendere effettivamente conto del talento e dell'originalità dell'autore. Anche se, ammetto di non averlo trovato uno stile semplice e lo dico da lettrice poco incline ai noir.
Infatti, pur avendo delle sfumature molto simili, i tre racconti sono in realtà molto diversi tra loro e credo sia normale che il lettore, a lettura terminata abbia una propria piccola classifica. Questo non è dato tanto dai personaggi ma dalla narrazione.
Infatti, le personalità sia dei tre protagonisti sia dei personaggi secondari di tutte le storie, infatti, vengono a malapena accennati, potremmo intercambiare i nomi dei protagonisti tra un racconto e l'altro e poco cambierebbe ai fini narrati quello che rende curiosa ed interessante o, al contrario, poco scorrevole la lettura è l'esposizione dell'intreccio narrativo che, personalmente, ho trovato particolarmente confusionario in Fantasmi, in cui tra nomi simili ed intrecci tra i vari ruoli richiedono maggiore attenzione rispetto agli altri due romanzi i quali, sono in qualche modo collegati tra loro.
Tra le particolarità della raccolta c'è infatti l'idea che pur essendo autoconclusive, si ha la sensazione che queste storie siano collegate, quasi come se Auster volesse dimostrare in questo modo le diverse sfaccettature della mente umana nel momento in cui si trova faccia a faccia con se stessa. I tre protagonisti, ognuno in modo diverso a seconda della situazione, si trovano a vivere delle condizioni in cui sembra si siano trovati quasi per caso ma sono state le loro scelte a condurli al limite.
Quello che, personalmente, ho apprezzato di più è l'ultimo, La stanza chiusa, probabilmente perché ha una trama più lineare rispetto agli altri, pur mantenendo molti colpi di scena!

La trilogia di New York è sicuramente perfetto per chi ama i noir, i polizieschi ma questo aspetto delle storie è solamente l'occasione per affrontare tematiche ben più profonde dell'attività investigativa delle narrazioni. I racconti vanno ad indagare nell'animo umano, nelle incertezze dell'uomo, nella paura di rivivere aspetti particolari del passato ed il terrore di perdere il futuro.


"le storie capitano solo a chi le sa raccontare."


Valutazione
3 su 5






3 commenti:

  1. Ciao, ti volevo dire che ti ho nominata per questo Award! http://ioamoilibrieleserietv.blogspot.com/2018/04/award-my-world-award.html

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  2. Ciao Gioia, anche a me non è piaciuto al 100%. L'ho trovato interessante e fuori dal comune ma non rientra nei miei gusti. Infatti se all'inizio avevo voglia di leggere qualcos'altro di Auster, ora non ne sono molto convinta.

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  3. Anche io ho scoperto auster dopo aver sentito parlare di 4321 :) io ho scelto di iniziare con "l'invenzione della solitudine" che è un libretto si e no di 150 pagine che ho iniziato da più di un mese. Non so se riuscirò a farmi un idea su questo autore solo leggendo questo libro, perciò probabilmente leggerò anche qualcos'altro di suo :)
    Ha uno stile molto particolare.

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