venerdì 20 aprile 2018

5 sigle preferite degli anime | 5 cose che


Buongiorno lettori e buon Venerdì!!!
Nuovo, sfavillante appuntamento con la rubrica 5 cose che, molto diverso dal solito.
Nel post di oggi scoprirete due fatti che, probabilmente, ancora non sapete di me.
1 - mi intrippo con le coincidenze! 
Scrivendo questo post mi sono resa conto che, il 15 Aprile 2016 è stato pubblicato il primo post della rubrica, questo vuol dire cheeeeee...5 COSE CHE HA COMPIUTO DUE ANNI!!!!!!! Grazie a tutti coloro che ci hanno fatto compagnia in tutto questo tempo, a chi ha deciso di portare la rubrica nel proprio angolino, a chi continua a condividere con noi le proprie passioni e grazie davvero per tutto l'entusiasmo e l'impegno, perché sì so che scrivere alcuni post non è proprio così semplice! Grazie grazie grazie!!
La coincidenza qual è?? 
Che l'appuntamento del 22 Aprile, sempre del 2016, erano i 5 cartoni animati della mia infanzia! E quasi dopo due anni siamo di nuovo qui ad affrontare questo argomento! Lo so che sono l'unica, ma per queste cose vado in brodo di giuggiole!! Ma parliamo del post di oggi...

Prendete tutte le volte che, negli appuntamenti passati, ho scritto "è stato difficilissimo scegliere"/"sembrava impossibile riuscire a sceglierne solo 5", mettetele insieme e moltiplicate per 10. Dimenticate i "5 libri preferiti", "i 5 autori che preferisco" e "i 5 migliori film"...mai quanto fare le scelte di oggi mi è costato tanto!
Tra le cose che non sapete di me c'è infatti che...
2 - ho una fissa per le canzoni dei cartoni animati!!!!
Da "piccola", dai 5/6 anni fino ai 16/17 anni sono stata una divoratrice di cartoni animati, questo nono solo grazie ai programmi per bambini degli anni '90 trasmessi dai canali tv canonici come Mediaset con Bim bum bam o Rai2, ma soprattutto grazie a "Super3" di cui purtroppo si ricorderanno soltanto i miei coetanei laziali, visto che era (purtroppo era!) una piccola emittente locale la cui programmazione dava ampio spazio agli anime giapponesi!! 
Nonostante gli anni l'amore per le sigle dei cartoni animati/anime mi è rimasto. Inutile dire che "non ci sono più i cartoni animati di una volta", io sono infatti sostenitrice del "non ci sono più le sigle di una volta!!" Youtube in questa passione è stato un amico fondamentale, visto che conosco molte sigle di cartoni di cui ricordo a malapena la storia, o di cui ho visto giusto un paio di episodi. Questo potrebbe quindi darvi un'idea di quanto sia stato veramente difficile questa volta, arrivare a 5. Mia sorella stessa appena ha visto l'argomento, spalancando gli occhi mi ha detto "E tu come fai?"...
Detto questo, sarà sicuramente divertente, come sempre, andare a spulciare tra le scelte delle colleghe blogger e un'occasione in più per scoprire le nuove sigle!! Visto che per quanto riguarda gli anime più recenti la mia cultura è pari a 0!
Ma bando alle ciance, mi sono dilungata abbastanza.! Ecco quindi le mie 5 sigle preferite degli anime!

Tra le oltre 350 canzoni che conosco, ho dovuto fare una selezione moooolto accurata. Ragionando, ho pensato di fare una scelta...nella scelta, selezionando i miei interpreti preferiti delle sigle! (Lasciandone, comunque, molti fuori!

Conan il ragazzo del futuro - Georgia Lepore


giovedì 19 aprile 2018

La campana di vetro di Sylvia Plath | Recensione



La campana di vetro
di Sylvia Plath

Titolo originale: The Bell Jar, 1963
Edizione: Oscar Moderni, 2016
Traduzione: Adriana Bottini e Anna Ravano
Pagine: 228

Brillante studentessa di provincia vincitrice del soggiorno offerto da una rivista di moda, a New York Esther si sente «come un cavallo da corsa in un mondo senza piste». Intorno a lei, l'America spietata, borghese e maccartista degli anni Cinquanta: una vera e propria campana di vetro che nel proteggerla le toglie a poco a poco l'aria. L'alternativa sarà abbandonarsi al fascino soave della morte o lasciarsi invadere la mente dalle onde azzurre dell'elettroshock. Fortemente autobiografico, La campana di vetro narra con agghiacciante semplicità le insipienze, le crudeltà incoscienti, gli assurdi tabù che spezzano un'adolescenza presa nell'ingranaggio stritolante della normalità che ignora la poesia.

Recensione 

"Sylvia Plath" è stata una vera e propria scoperta. Grazie al gruppo di lettura Libertiamo ho potuto avvicinarmi a questa poetessa di cui, lo ammetto, avevo solamente sentita nominare e non ero a conoscenza della sua vicenda personale.
La campana di vetro è il suo unico romanzo, la Plath è conosciuta infatti per le sue poesie ma il libro è molto rilevante se vogliamo avvicinarci alla sua persona, essendo in parte autobiografico, ci consente di avvicinarci alle sue memorie e diventa ancora più importante se consideriamo il fatto che Sylvia Plath, dopo un mese dalla pubblicazione del libro, nel 1963, si suicida.

Il punto di partenza è l'ambientazione del romanzo e l'epoca in cui vive la Plath: l'America degli anni '50. Se si fa una ricerca su Google immagini con "donne America anni '50", la prima immagine che troviamo è questa:

mercoledì 18 aprile 2018

www Wednesday #133





Buoooon Mercoledì!!
Siamo a metà settimana quindi www Wednesday, facciamo come al solito un velocissimo riepilogo delle nostre letture.


                                                                    
           

    (What did you recently finish reading?)

         
                             
                                                  
Ho terminato Kobane Calling...Come sempre...Zerocalcare è una garanzia!
Ho terminato La donna del bosco di Hannah Kent. Non so voi, ma se io penso all'Irlanda mi vengono in mente leggende, spiriti fatati e tradizioni folcloristiche...beh è tutto quello che ho trovato in questo romanzo!!

lunedì 16 aprile 2018

Segnalazioni Made in Italy #13 - Fratelli Frilli Editori


C:\Users\Carlo\AppData\Local\Microsoft\Windows\INetCache\Content.Word\Ultimo_tango_a_Milano_per_web.jpg 
Ultimo tango a Milano
La prima indagine del maggiore Gunther Sander
di Ippolito Edmondo Ferrario

Casa editrice: Fratelli Frilli Editori
Collana: I Tascabili Noir
Pagg. 208
Prezzo €12,90 
Isbn 9788869432606


Sinossi. Milano, 1984. Gunther Sander, ex mercenario che ha combattuto negli anni Sessanta in Congo con altri volontari europei, da alcuni anni gestisce uno dei più frequentati night club della città, il Bodega di via Amedei. La morte di suo figlio, il piccolo Florian, avvenuta anni prima in Francia, ha cambiato per sempre la sua vita. Malinconico e introverso, Gunther sopravvive giorno dopo giorno, sforzandosi di adeguarsi al presente e ad una parvenza di normalità. Tutto sembra non avere più un senso per lui, mentre i giorni scivolano lenti e uguali, dividendosi tra la vita notturna al locale e cercando conforto in una relazione con una donna sposata. L’improvviso ritorno di un suo ex commilitone, Albert, ed una tragica storia di droga con protagonisti due ragazzi poco più che ventenni, costringeranno Gunther ad abbandonare la routine per intraprendere una serrata indagine nel mondo della Milano da bere.


L'autore. Ippolito Edmondo Ferrario, milanese, classe 1976, è autore di numerosi saggi e romanzi editi da Ugo Mursia Editore, Fratelli Frilli Editori, Alberto Castelvecchi Editore, Newton Compton Editori. Tra le sue pubblicazioni più recenti: Milano Esoterica (con Gianluca Padovan, Newton Compton Editori, 2015), Milano Sotterranea (con Gianluca Padovan, Newton Compton Editori, 2013). Sui conflitti del dopoguerra ha pubblicato: Mercenari. Gli italiani in Congo 1960 (Ugo Mursia Editore, 2009), Legionario in Algeria 1957-1962 (di Sebastiano Veneziano, a cura di I.E Ferrario, Ugo Mursia Editore, 2010), Un parà in Congo e Yemen 1965-1969 (con Robert Muller, Ugo Mursia Editore, 2016), Mercenario. Dal Congo alle Seychelles. La vera storia di “Chifambausiku” Tullio Moneta (con G. Rapanelli, Lo Scarabeo Editore, 2013).

venerdì 13 aprile 2018

5 libri più belli del mio autore preferito | 5 cose che



Buongiorno lettori!!! Finalmente Venerdì!
La scorsa settimana le mie speranze per un fine settimana tranquillo sono state vane! Quindi confido in questo weekend!
Una cosa è certa, il fine settimana non inizia senza l'appuntamento con 5 cose che!
L'appuntamento di oggi mi ha causato non pochi dubbi e perplessità.
5 libri più belli del mio autore preferito.
La prima cosa che mi sono chiesta è: ma io ho un autore preferito? Tra i taaanti libri letti dei taaanti autori affrontati non c'è ancora l'Autore quello di cui leggi ogni libro che pubblica, cioè autori che preferisco rispetto ad altri, ce ne sono eccome ma di quale ho letto almeno 5 libri?
Ed è arrivata in soccorso lei, lei a cui ho dedicato una piccola rubrica sul blog, il mio "Progetto Jane" in cui mi piacerebbe raccogliere in primis tutte le sue opere, quelle più conosciute e quelle minori e tutti i romanzi, libri e saggi che, in qualche modo, la riguardano, quelli che si sono ispirati ai suoi libri. Un giorno ci riuscirò...forse!
Per il momento ho letto 6 suoi libri, 5 romanzi e...scopritelo nel post :P 
L'appuntamento di oggi si è quindi trasformato in una piccola classifica dei romanzi che ho letto di...Jane Austen! 
Scriverò giusto due parole su di ognuno visto che di tutti (tranne di uno) ho già scritto la recensione.



5. L'Abbazia di Northanger

Inizio subito con l'unico libro letto non recensito. Ho deciso di inserire questo rispetto al libro che ho lasciato fuori dalla lista (che svelerò alla fine) perché anche se è tra quelli meno conosciuti della Austen, è un libro che vale la pena leggere. Nel romanzo, infatti, zia Jane si dimostra molto diversa rispetto a come siamo soliti vederla nelle altre sue opere. La protagonista è una cosiddetta antieroina ed il romanzo una parodia del romanzo sentimentale e gotico, l'ambientazione si fa infatti più cupa, c'è un velo di mistero attorno alle vicende e la Austen si mostra qui in tutta la sua ironia!


Catherine Morland, la protagonista del romanzo, è invitata a trascorrere qualche giorno presso l'ex abbazia di Northanger, residenza della famiglia del giovane pastore anglicano con cui si è fidanzata, e che la crede una ricca ereditiera. Suggestionata dal luogo e ancor più dalle intense letture di romanzi dell'orrore, all'epoca in gran voga, la giovane vive alterando banali eventi quotidiani alla luce di immaginarie atmosfere di terrore. Una serie di malintesi, frutto della sua fantasia sovreccitata, mette a repentaglio il rapporto sentimentale appena nato, pregiudicato anche dalla scoperta delle sue reali condizioni economiche. Celebrazione dei riti di iniziazione sociale della borghesia inglese di provincia, a cavallo tra Sette e Ottocento, quest'opera della Austen non si esaurisce nella storia di una contrastata passione, ma rappresenta una sottile parodia del romanzo sentimentale, e soprattutto del romanzo gotico, che resta di grande attualità ancora oggi.

mercoledì 11 aprile 2018

www Wednesday #132





Buoooon Mercoledì!!
Siamo a metà settimana quindi www Wednesday, facciamo come al solito un velocissimo riepilogo delle nostre letture.


                                                                    
           

    (What did you recently finish reading?)



                                                          
                                                  
                                                  
Ancora una settimana senza aver terminato nessun libro :( 
Ho terminato Foto/grammi dell'anima di Massimo Bisotti, non sapevo cosa aspettarmi ma si è rivelata una lettura tutto sommato piacevole, una piccola raccolta di 9 fiabe, ho scritto già la recensione e potete trovarla qui



martedì 10 aprile 2018

La trilogia di New York di Paul Auster | Recensione


Trilogia di New York
di Paul Auster 

Editore: Einaudi
Pagine: 314

Pubblicati tra il 1985 e il 1987, i tre romanzi che compongono questa "Trilogia" sono raffinate detective stories in cui le strade di New York fanno da cornice e palcoscenico a una profonda inquietudine esistenziale. "Città di vetro" è la storia di uno scrittore di gialli che "accetta" l'errore del caso e fingendosi un'altra persona cerca di risolvere un mistero. "Fantasmi" narra la vicenda di un detective privato che viene assoldato per tenere sotto controllo una persona, ma a poco a poco i due ruoli si scambiano e colui che doveva spiare diventa colui che viene spiato. "La stanza chiusa" racconta di uno scrittore che abbandona la vita pubblica e cerca di distruggere le copie della sua ultima opera.

Recensione

Sono passati quasi due mesi da quando ho terminato la lettura de La trilogia di New York di Paul Auster, autore che, soprattutto dopo l'uscita del suo ultimo libro, 4321, mi incuriosiva particolarmente. L'occasione per scoprirlo si è presentata con il gruppo di lettura LiberTiamo
"New York era un luogo inesauribile, un labirinto di passi senza fine: e per quanto la esplorasse, arrivando a conoscerne a fondo strade e quartieri, la città lo lasciava sempre con la sensazione di essersi perduto. Perduto non solo nella città, ma anche dentro di sé."
Le parole nelle primissime pagine del libro esprimo la sensazione che si diffonde nel lettore leggendo, pagina dopo pagina. Pur essendo conclusivi, i racconti sono infatti accomunati dalla città che, non solo fa da sfondo, ma diventa vera e propria protagonista. La vastità di New York riesce a dare l'idea dell'incertezza, della perplessità e dell'imprevedibilità caratteristiche della narrazione.
Dimentichiamoci delle luci e dei colori della Grande Mela e diamo spazio all'oscurità, alle zone più buie della città che diventano rappresentazioni delle tenebre della mente umana.