martedì 15 marzo 2016

Teaser Tuesdays #34

Ciao amici lettori!
Dopo un po' di tempo torniamo con la rubrica del Martedì: "Teaser Tuesdays". Come stanno procedendo le vostre letture? Che libro state leggendo?
  • Prendi il libro che stai leggendo in una pagina a caso
  • Condividi un breve estratto da quella pagina
  • Attenzione a non fare spoiler!
  • Riporta anche il titolo e l'autore del libro così che i lettori possano aggiungere il libro alla loro wishlist se sono rimasti colpiti dall'estratto.
Io sto leggendo Vita degli elfi di Muriel Barbery, l'autrice de L'eleganza del riccio.
La caratteristica più particolare è sicuramente il tipo di scrittura più che la storia in sé, come potete sicuramente notare anche dall'estratto.



Fu una strana notte e uno strano sonno. I sogni possedevano un'acutezza sconosciuta che li volgeva in visioni, piuttosto che in chimere notturne. Clara ne percorreva i paesaggi con lo sguardo allo stesso modo in cui si abbraccia un paese che ci si trova davanti, e si ritrovò a esplorare i sentieri di una campagna sconosciuta così come avrebbe affrontato i tratturi dei suoi pendii. Sebbene non vedesse montagne, c'era in quella contrada un fascino penetrante e lei vi percepiva la forza dei terreni prosperi e vi apprezzata la diversità degli alberi. Anche se la loro amenità non somigliava a quella delle belle pesche, possedeva una forma di flessuosità sconosciuta in montagna, il che alla fine dava luogo a un equilibrio che la sconvolgeva, un vigore senza asprezza, un'esigenza che in fondo sorrideva, tanto che in due mesi Clara aveva visto tutto lo spettro delle geografie, le belle terre da lavoro, le pesche vellutate del piacere e, all'estremo opposto, le sue montagne rudi e fieramente svettanti. Più ancora, ammirando l'ordine accurato degli steccati prese coscienza di un incanto invisibile e potente che andava oltre il favore delle regioni d'opulenza e trasformava il paesaggio di alberi vigorosi e sentieri ombrosi in un'avventura di fronde e d'amore. Video anche un villaggio a mezza altezza di una collina con una chiesa e alcune case i cui grossi muri narravano la severità degli inverni. Eppure si sentiva che a Primavera cominciava una bella stagione che durava fino alle gelate autunnali, ed era forse l'assenza di montagne o la profusione di alberi, ma si sapeva che arrivava sempre un'ora in cui si poteva riposare dalle fatiche. Infine scorreva ombre fuggitive, né sagome né volti, che passavano nell'indifferenza mentre lei avrebbe voluto chiedere loro che villaggio era e che frutti davanti i suoi frutteti.
 
 
 
 
 

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