venerdì 23 ottobre 2015

Segnalazione I caduti di pietra di Giuseppe Russo

 
Titolo: I caduti di pietra - Storia di una regione in cui cadde anche la cultura
Autore: Giuseppe Russo
Collana: Campania 1940-1943
Genere: saggio storico
Editore: Photocity Edizioni
Data di pubblicazione: 24/03/2015
Pagine: 224
Formato: cartaceo - A breve anche in formato e-book
Prezzo: 12.50€
Sito ufficiale: www.icadutidipietra.it
Dove acquistare:
Sito ufficiale editore (http://bit.ly/1Iu6Cx5); Ibs (http://bit.ly/1FdIvnj);
Pagina punti vendita/librerie (http://bit.ly/1zUjE5X)
 

Sinossi. Il 10 giugno 1940 l'Italia fascista entrava in guerra, persuasa da un'illusione storica e da calcoli politico-militari totalmente errati. A Napoli, diventata uno strategico trampolino di lancio verso il Mediterraneo, la guerra portò enormi disastri, inghiottendo non solo più di ventimila civili innocenti, ma danneggiando e devastando per sempre una grande fetta del patrimonio storico, artistico e culturale della città. La stessa sorte, seppur in misura minore rispetto alle tragedie della problematica città partenopea, toccò ad altre zone della regione. Numerosi centri furono prima bombardati dagli angloamericani, poi colpiti dai nazisti in ritirata, e successivamente usati e violentati dall'occupazione degli Alleati. Questi ultimi, inizialmente definiti "liberatori", alla fine agirono ugualmente come un esercito d'occupazione feroce e non meno odioso del nemico in ritirata. Gli anni della guerra, in Campania, furono tre volte più devastanti che nel resto d'Italia. Non caddero solo militari e civili. Caddero anche le pietre angolari della nostra cultura.

_____Estratti_____
 
«...I bombardamenti a tappeto non prevedevano solo la distruzione delle infrastrutture e degli obiettivi militari, ma si prefiggevano soprattutto di distruggere il morale delle popolazioni colpite attraverso la cancellazione delle basilari strutture civili di una città: palazzi, ritrovi, piazze, monumenti, trasporti, uffici, fabbriche, chiese. Nulla fu lasciato al caso, né alla pietà...» 

«...la città partenopea, dopo esser diventata il simbolo martoriato delle atrocità di una guerra voluta solo da un uomo, [...] trovava la forza di liberarsi dei vendicativi tedeschi, e del tristemente noto comandante Walter Schöll, il giorno prima dell'arrivo degli Alleati, i quali tra timori, perplessità e gioia della popolazione partenopea, entravano a Napoli il ‘1° ottobre 1943’. Ma se Mussolini, mesi addietro, aveva prospettato un indurimento della ‘razza napoletana’ grazie alla guerra, la realtà storica vissuta dai napoletani fu profondamente diversa, ed efficacemente esposta dalla relazione del Colonnello Hume al Segretario del Tesoro degli Stati Uniti...»
 
«...Tra i partecipanti alla Grande Guerra, vinti e vincitori, vi era un sentimento di rivalsa pronto ad esplodere. [...] Il secondo conflitto era prevedibile e pressoché inevitabile. [...] Tutti erano pronti a rivendicare qualcosa a vario titolo...»

L'autore. Giuseppe Russo, classe 72, amante della storia e delle tradizioni locali italiane ed europee, tecnico informatico, web master, scrittore di testi tecnici e dottore in scienze del turismo per i beni culturali cum laude (Master in Culture Ambientali in corso), si dedica da anni alla ricerca storica sulle deturpazioni culturali subite durante i periodi bellici del '900. Proprio a seguito di questa passione, termina il percorso universitario con una tesi che oggi rappresenta la base fondante del suo progetto personale: il recupero dei beni culturali e delle tradizioni locali perse o deturpate durante la Seconda Guerra Mondiale.
Impegnato da tempo nel sociale, ha in corso progetti legati alla tutela dell'infanzia che stanno per concretizzarsi in una collana di favole che permetterà, attraverso la completa donazione dei proventi, la messa in sicurezza di istituti scolastici e strutture di accoglienza per bambini. La sua filosofia è semplice: ricordate il passato per costruire il futuro migliore. Su questo motto continua giornalmente ad impegnarsi per contribuire culturalmente, e anche come volontario di diverse associazioni nazionali, alla rinascita del territorio e dei beni culturali italiani.

Contatti
giuseppe.russo@icadutidipietra.it  | Facebook: I caduti di pietra | Twitter: (@cadutidipietra)  


 "Molto inchiostro è stato speso per scrivere grandi e piccoli testi sulla Seconda Guerra Mondiale, spesso in relazione agli accadimenti politici, e ancor più spesso a quelli prettamente bellici. In questi splendidi testi si è molto parlato di vittime civili, di povertà, di atti disumani perpetrati nella e con la logica della morte e della violenza dittatoriale di ideologie perverse, ma quanto inchiostro è stato consumato per comprendere cosa è accaduto al tessuto storico-culturale dei nostri territori ? Quanti libri hanno raccontato i gravissimi danni arrecati alle nostre "pietre", alle nostre piazze, ai nostri ritrovi, ai nostri beni monumentali, all'arte, a ciò che rappresenta veramente l'essere cittadini italiani, e più specificamente cittadini campani ? Questo mio libro, primo di una serie di cinque testi di una piccola collana denominata "Campania 1940-1943", si occupa proprio della perversione bellica che consumò non solo vite umane, ma volle distruggere addirittura la cultura dei nostri territori. Cancellare la cultura italiana, o nel nostro caso della Campania, voleva significare annullare la nostra esistenza, la nostra presenza nel tempo e nello spazio. I napoletani, ed i campani tutti, nonostante le indicibili sofferenze fisiche, le privazioni alimentari, le violenze psicologiche e gli allontanamenti dai propri affetti e luoghi cari, subirono anche la violenza di un conflitto che volle colpire deliberatamente ciò che li rendeva comunità, ovvero l'arte, l'urbanistica, i monumenti, i santi, le madonne, le chiese, i moli, i parchi.....la vita. La Campania fu stretta nella morsa degli eventi e degli eserciti, e usata come esempio per abbattere con la paura il resto del Paese. Spesso si soffrì più per una chiesa persa, che per altri concittadini caduti sotto le bombe. Tutti, colti e analfabeti, sapevano che la vita passava, e ancora passa, anche dai luoghi del cuore, da ciò che ci rappresenta...l'arte, la religione, la cultura e la nostra storia..."

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